Un bambino diverso

Lavoriamo ormai da mezz’ora io e Gianfranco, seduto davanti al suo telaio. La radio spenta, le finestre e la porta chiuse. Nessuno dei due parla. Gli da fastidio quando ci sono tanti rumori o persone che entrano ed escono dalla stanza, così stiamo in silenzio e lavoriamo. Il tempo con lui a volte sembra sospeso. Silenzio, troppo silenzio. Gianfranco guarda l’orologio.”Vuoi fare una pausa?”, gli chiedo, “no”. In questo silenzio quasi surreale ad un certo punto la porta si spalanca. Rodrigo entra saltando, ride, saluta, un tornado di movimenti che rompe quel silenzio troppo silenzioso. Gianfranco lo guarda ma non sembra essere infastidito da questo ingresso così dirompente, anzi, sembra incuriosirlo. Lo guarda per un po’ finché Rodrigo non esce.

Torniamo nel silenzio, lavoriamo. Di punto in bianco Gianfranco mi guarda e mi chiede: “quel bambino è un bambino speciale?” Vorrei dirvi che con grande autocontrollo e sapienza gli ho potuto rispondere armandomi delle mie conoscenze e preparazione accademica. Ma non è andata così. Un pò imbarazzata lo guardo e dico: “sì, cioè, non so. Cosa intendi per speciale?”

Gianfranco mi guarda, senza pietà attende una mia risposta. Quel bambino è un bambino speciale sì o no? Da brava studentessa di psicologia lo guardo e gli dico: “sì, è diverso”.

Brava Ludovica, complimenti. Hai usato quella parola taboo che nel mondo della disabilità e dell’autismo è tanto odiata e mai usata.

Gianfranco non sembra esserne turbato, anzi, mi viene in aiuto: “sì, è un pò diverso”.

Perché questa parola ha assunto un’accezione così negativa? Perché mi sono imbarazzata solo nominandola? È il diverso che ci salva però, è la sfida, è lo scontro con la realtà, è la nostra possibilità di apprendimento, è la nostra crescita. Il diverso ci prende per mano e ci dice: guardami, non distogliere lo sguardo, non ti imbarazzare e guardami. Impara da me, esci dal tuo mondo ed entra un pò nel mio, conoscimi e permettimi di insegnarti che “diverso”, che “speciale”, che tutti i termini che voi usate, sono la stessa cosa: una possibilità per imparare, una possibilità per arricchirsi.

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